giovedì 9 luglio 2015

Cervello: il cibo che fa bene alla mente


È ormai accertato che la leggenda sul collegamento tra pesce e memoria sia fondata. Sono stati fatti molti studi su questo rapporto, ed è risultato che chi mangia più pesce ha le zone del cervello dedicate alla memoria e alle capacità cognitive ben più sviluppate.
Per coloro che invece non ne consumano, possiamo assicurare che mangiare pesce almeno una volta nell’arco di una settimana può aiutare a migliorare il volume cerebrale. Sembra chiaro, inoltre, che determinate sostanze presenti nel pesce siano indispensabili anche a livello fetale, e che quindi vadano assunte dalla madre già in gravidanza per poter permettere l’ottimo sviluppo celebrale del nascituro.

 Il pesce e i suoi nutrienti

Quello che tutti ormai sembrano sapere è che il pesce fornisce i famosi Omega 3, cioè i grassi insaturi che sono fondamentali per la struttura di quelle zone dei Neuroni (le cellule del cervello) adibite alla trasmissione dei segnali cerebrali. Tra questi evidenziamo il DHA, che permette una miglior trasmissione tra i neuroni della Corteccia Prefrontale, cioè la parte del cervello situata all’altezza della fronte e dedicata all’intelligenza.
 Nel cervello del bambino, il DHA permette di creare trasmissioni nervose più veloci e immediate, facilitando quindi intelligenza, memoria e comprensione. Inoltre, è così indispensabile all’interno del latte materno che se non presente, a causa della poca assunzione di pesce, il corpo della madre lo sottrae al suo stesso cervello per fornirlo al lattante. La carenza di DHA nella madre sembra essere la principale causa di una riduzione di massa cerebrale e della Depressione Post Partum, motivo per cui è sempre consigliato alle donne assumerne sia durante la gravidanza che durante l’allattamento.

Sempre mangiando pesce è possibile assumere lo Iodio, un minerale naturale che risulta indispensabile per il feto, principalmente perché una sua carenza può portare un anormale sviluppo delle capacità cognitive e della struttura del cervello, nonché problemi di sviluppo fisico e ritardo nella crescita.
Quello che è solamente una leggenda metropolitana, invece, è che il pesce faccia bene al cervello perché contiene il Fosforo. Per sfatare il mito vi informiamo che il Fosforo non è affatto collegato alla memoria e al miglioramento delle attività cerebrali, e che il pesce non ne è l’alimento più ricco. Il Fosforo risulta abbondantemente contenuto anche in cereali, legumi, carne, ed è così ricco nella nostra dieta quotidiana, che la paura di non assumerne abbastanza è del tutto infondata.

Ed oltre al pesce?

Gli scienziati affermano con certezza che non è solo il pesce a far bene al cervello, ma che sono molti altri gli alimenti che fanno bene alla nostra mente.
Tra i principali abbiamo l’Acido Folico, una vitamina del gruppo B che viene ricavata dal nostro stesso organismo a partire dalle sostanze definite Folati. Sembra che l’assunzione di acido folico durante la gravidanza permetta al nascituro di avere migliori capacità cognitive e migliori competenze sociali, grazie alla diminuzione dei problemi comportamentali e dell’iperattività. Ma anche per gli adulti i Folati sono molto importanti, soprattutto nei test di memoria e nella risoluzione di problemi in un tempo minore. Possono essere assunti, in particolare, tramite i broccoli e tutte leverdure a foglia, ma anche con gli agrumi e le uova.
Parlando ancora di una giusta alimentazione per la nostra mente possiamo citare il Ferro e lo Zinco, entrambi reperibili con l’assunzione di carne. Questi elementi sono indispensabili per una corretta formazione della struttura cerebrale e dello sviluppo cognitivo, oltre a tante altre importanti funzioni, quali ad esempio combattere l’anemia in gravidanza e permettere a tutti noi una corretta crescita corporea.

Quindi basta mangiare per far star bene il cervello?

Purtroppo, in contrapposizione con quello che abbiamo appena detto, c’è anche un tipo di alimentazione che non aiuta affatto la nostra mente. Una dieta troppo calorica e ricca di grassi saturi non fa per niente bene. Questo tipo di alimentazione affatica il nostro cervello e danneggia le Sinapsi, cioè i collegamenti tra i Neuroni che permettono le trasmissioni dei segnali.
È quindi chiaro che seguire la famosa Dieta Mediterranea, che ci permette di mangiare tutto ma in moderate quantità, è il modo migliore per aiutare il nostro cervello a mantenersi attivo e veloce, sviluppando intelligenza e memoria. Mangiamo bene, e non resteremo mai indietro nel confronto con gli altri!


Cancro e fumo: nei cromosomi la correlazione



cromosomi sono dei minuscoli corpi a forma di bastoncello, che è possibile osservare all’interno del nucleo durante la riproduzione cellulare. Essi costituiscono le unità in cui si struttura il DNA, in associazione a particolare proteine, gli istoni. Il loro ruolo è fondamentale affinché si tramandi l’eredità genetica: i gameti, vale a dire le cellule riproduttive prodotte grazie al processo di meiosi, permettono di destinare alla prole una metà del proprio genoma, che associandosi con quello proveniente dall’altro genitore, costituirà il corredo cromosomico della generazione filiale.


In qualità di specie diploidi noi siamo provvisti di un doppio corredo formato da 23 coppie di cromosomi. I costituenti di ciascuna di queste contiene gli stessi geni, e per questo sono detti omologhi. L’ultimo duo è quello formato daicromosomi sessuali, X ed Y, e nei mammiferi placentati è il determinante per  il sesso dell’individuo. La configurazione femminile prevede una coppia di XX, mentre quella maschile sono possiede la combinazione XY.
Un gene localizzato sul cromosoma Y permette lo sviluppo iniziale della gonade maschile, mentre la sua assenza determina la maturazione di quella femminile. In seguito a questa differenziazione primitiva in un senso o nell’altro, inizia la produzione ormonale che porta all’acquisizione dei caratteri sessuali secondari.

Il gene che protegge dal cancro

Una ricerca del 2014 ha scoperto un’altra funzione del cromosoma Y, consistente nell’offrire protezione contro il cancro: secondo lo studio presentato nel convegno annuale a San Diego dall’American Society of Human Genetics (ASHG) una perdita di questo cromosoma dalle cellule sanguigne (LOY– loss of the Y) è correlata con un elevato rischio di contrarre la malattia.
L’autore della ricerca, Lars Forsberg, un genetista di all’università di Uppsala, in Svezia, suggerisce che questo studio può offrire una spiegazione circa la tendenza osservata nei maschi a sviluppare tumori non correlati al sesso più frequentemente rispetto alle donne.
Il LOY era stato osservato già cinquant’anni fa, ma non ne erano stati chiariti cause ed effetti. Adesso i ricercatori, forti della nuova tecnologia sviluppata nel campo della genetica, hanno potuto osservare i campioni di sangue necessari a far luce su ogni dubbio rimasto circa questo fenomeno.
Uno spunto interessante si riscontra senz’altro nel fatto che la perdita del cromosoma Y nelle cellule sanguigne è correlata allo sviluppo di diversi tipi di cancro che interessano non solo il sangue, ma diversi apparati dell’organismo. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che sul cromosoma Y ci sono dei geni che abilitano le cellule sanguigne all’immunosorveglianza, processo attraverso cui il sistema immunitario trova ed elimina le cellule tumorali, prevenendo il cancro. Quando si verifica il LOY, i geni rimangono inespressi.

Cancro e sigarette: perché aumenta il rischio?

I ricercatori adesso stanno indagando circa la causa responsabile di questa perdita genetica, osservando prima di tutto fattori che riguardano lo stile di vita, e che quindi sono facilmente correggibili. Un primo motivo scatenante è stato individuato nel fumo di sigaretta, che sarebbe quindi non solo la ragione principale di cancro ai polmoni, ma anche di tumori estesi ad altri organi.
l LOY sarebbe però molto più comune nei fumatori incalliti rispetto a quelli più moderati. Chi ha fumato poco e saltuariamente ha mostrato, durante le analisi dei dati raccolti dal team di Uppsala, più o meno gli stessi risultati di chi non ha invece mai preso una boccata di fumo di sigaretta, ovvero una frequenze molto bassa di cellule affette da perdita di cromosoma Y.
Lo studio ha quindi correlato un rischio comune e tutto sommato evitabile, con la mutazione più comune tra gli esseri umani, il LOY, spiegando uno dei motivi della tendenza degli individui di sesso maschile ad essere meno longevi rispetto alle donne, e perché fumare risulterebbe quindi più pericoloso per i primi che per le seconde. La ricerca però continuerà, fino a spiegare ogni ragione circa le cause possibili ed effettive della perdita del cromosoma Y nelle cellule ematiche.


Olio di palma: è vero tutto quello che si dice a riguardo?



Se ne parla tanto, è l’argomento all’ordine del giorno, è sulla bocca di tutti… di cosa si tratta? Dell’olio di palma. E’ contenuto in tutti gli alimenti e cibi confezionati e rappresenta una minaccia per la salute dell’organismo; ma cosa provoca di preciso ed è veramente così nocivo come si dice?

Storia dell’olio di palma

Da numerosi reperti storici, si sa che l’olio di palma ha una storia millenaria: infatti alla fine dell’800 gli archeologi hanno ritrovato nella tomba dei Abydos (3000 a.C.) tracce di quest’olio. Inoltre nell’Africa Occidentale e Centrale l’olio di palma, estratto dalla pianta Elaeis guineensis, è stato utilizzato per condire cibi; al contrario i mercanti europei lo importavano solo in piccole quantità perché questo alimento non suscitava nessun interesse in Europa. Solo in seguito divenne molto ricercato tra i mercanti britannici che lo utilizzarono come lubrificante per le macchine industriali. Ancora più avanti esso è stato impiegato per la produzione dei saponi. Intorno al 1870 la sia esportazione divenne l’attività commerciale primaria di alcuni Paesi del’Africa Occidentale come il Ghana e la Nigeria, anche se in seguito il suo primato fu sostituito dal cacao.

Quello che si deve sapere sull’olio di palma

Le accuse contro l’olio di palma sono davvero pesanti e pericolose: provoca gravi danni al sistema cardiovascolaredetermina l’insorgenza del diabete ed è addirittura considerato cancerogeno. Insomma è vero tutto quello che si dice su di esso?

L’olio di palma è un grasso vegetale, estratto dalladrupe; è presente in biscottimerendinegelati, creme spalmabili come la Nutellacibi pronti e prodotti per l’infanzia. E’ un killer non solo per la salute dell’uomo, ma persino dell’ambiente, in quanto la sua coltivazione comporta la deforestazione di numerose foreste mettendo in pericolo gli ecosistemi e la sopravvivenza di numerose specie animali. In realtà non tutto ciò che si dice su di esso è vero: per cominciare bisogna chiarire alcuni dubbi e sfatare false verità. Quello di palma è un olio di origine vegetale ma presenta una composizione simile al burro, infatti è costituito da grassi saturi, come il palmitico, il laurico e lo stearico; di conseguenza si presta meglio alla preparazione di prodotti industriali, perché:
  • ha un costo inferiore;
  • è insapore;
  • garantisce una buona conservazione degli alimenti (meglio del burro) perché è più resistente alle alte temperature.
Da diversi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization –  WHO) ha dichiarato nocivi alcuni alimenti tra cui l’olio di palma e tutti i cibi che lo contengono (tra questi c’è lamargarina).

Cosa comporta il consumo di olio di palma?

La pericolosità dell’olio di palma dipende dal consumo che viene fatto: è un olio costituito da grassi saturi, quindi il suo consumo deve essere limitato. Si pensa che che il burro o lo strutto siano meno pericolosi dell’olio di palma, in realtà anche essi provocano gli stessi effetti nocivi, ovvero problemi cardiovascolari, insorgenza del diabete, aumento del colesterolo LDL e produzione di sostanze infiammatorie  nel torrente circolatorio. Inoltre come tutti i grassi saturi non è cancerogeno.
Numerosi sono i dibattiti e le discussioni che hanno come argomento principale l’olio di palma; anche all’Expò è stata tenuta una conferenza chiamata“Sicurezza degli alimenti, certezza della salute”, in cui è intervenuto Luciano Atzori, segretario dell’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB). Egli ha precisato di non preoccuparsi tanto dell’uso continuo dell’olio di palma quanto della cattive abitudini alimentari. Per Atzori l’olio di palma presenta delle proprietà benefichepurché si usi in maniera moderata. Inoltre esistono tre varietà di quest’olio: il primo è grezzo, è di colore rosso,  ed è ricco di antiossidanti e di β-catotene; il secondo è l’olio di palma raffinato di colore giallo paglierino, utilizzato dalle industrie alimentari; infine ci sono i semi essiccati, il cui contenuto di grassi saturi è inferiore all’olio di palma raffinato ed è utilizzato nell’industria dolciaria.