Si dice che il lavoro allontani tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. Ma attenzione, lavorare con un capo arrogante e prepotente potrebbe al contrario "avvicinare" i problemi di salute. A dirlo è uno studio svedese pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine, che ha rilevato come fare i conti tutto il giorno con un capo ritenuto incapace e incompetente possa addirittura aumentare il rischio di malattie cardiovascolari tra i dipendenti.
Sentirsi sottovalutati e poco gratificati nell`ambiente lavorativo porta, spiegano i ricercatori, a stati di stress e ansia che possono provocare l`aumento della pressione arteriosa e favorire comportamenti poco salutari come fumo, alimentazione scorretta, abuso di alcolici e scarso esercizio fisico. Fattori che, come si sa, vanno a braccetto con i problemi cardiovascolari.
Ma come si è svolta la ricerca? Gli scienziati del Karolinska Institutet e dell`Università di Stoccolma hanno dapprima monitorato per circa un decennio la salute di oltre 3 mila lavoratori svedesi maschi di età compresa tra i 19 e i 70 anni, individuando tra questi ben 74 casi di attacchi cardiaci. Quando poi hanno chiesto a tutti i partecipanti alla ricerca di dare un giudizio sul loro capo, è emersa con sorpresa la stretta correlazione tra le scarse doti di leadership del capo e il maggiore rischio di infarto.
Fra i dipendenti che giudicavano il capo di riferimento incapace di dare le giuste direttive allo staff o di non riuscire a comunicare con i lavoratori, il rischio di ammalarsi di malattie cardiache aumentava infatti del 25% rispetto ai colleghi più fortunati. Rischio che cresceva fino al 68% per quelli che lavoravano da oltre quattro anni alle dipendenze di boss arroganti e incompetenti.
I ricercatori sostengono che, data la correlazione emersa dallo studio, il comportamento dei manager dovrebbe essere modificato in modo da evitare il rischio di serie malattie cardiache tra i lavoratori. Come? I capi, suggeriscono gli scienziati, dovrebbero fornire ai propri dipendenti obiettivi di lavoro chiari e sufficiente potere decisionale in base alle loro responsabilità.
“Questo studio - commenta Cathy Ross, della British Hearth Foundation - suggerisce che una relazione buona e trasparente con il capo possa aiutare a difendersi dalle malattie cardiovascolari. Sentirsi sottostimato e non sostenuto può causare stress, e questo spesso porta a cattive abitudini rischiose per la salute”. “Sentirsi attivi e gratificati - conclude la Ross – può regalare un doppio beneficio: contrastare lo stress da lavoro e migliorare la salute del cuore”.
Fonte
venerdì 20 giugno 2014
Insalata con olio d'oliva: la ricetta che allunga la vita
I nitro-fatty acids abbassano la pressione sanguigna e migliorano la salute del cuore
Il segreto è nascosto nei nitrati derivati dagli acidi grassi insaturi (noti in inglese come "nitrated derivatived of insatured fatty acids" o "nitro-fatty acids"): è grazie a questi particolari elementi che la dieta mediterranea è in grado di tenere sotto controllo la pressione sanguigna e, di conseguenza, di preservare la salute del cuore. A sostenerlo è uno studio pubblicato suPnas da un gruppo di ricercatori anglo-statunitense secondo cui questi particolari composti si formerebbero dall'interazione tra i grassi insaturi presenti nell'olio di oliva e i nitrati e i nitriti contenuti nell'insalata e nelle verdure a foglia verde. Sarebbe quindi la semplice e sana insalata a rappresentare l'elisir di lunga vita per il cuore.
Per giungere ai loro risultati gli studiosi del King College di Londra (Regno Unito) guidati da Philip Eaton, in collaborazione con i colleghi dellaUniversity of California (Usa) hanno utilizzato nei propri esperimenti un gruppo di topi. Dopo aver loro somministrato i nitrati derivati da acidi grassi insaturi, i ricercatori hanno potuto rilevare che questi composti sono in grado di bloccare nei topolini un enzima chiamato epossido idrolasi, e di riuscire di conseguenza a tenere sotto controllo la pressione sanguigna. "Dal momento che questo stesso enzima è presente anche negli uomini - spiega Eaton - pensiamo che lo stesso meccanismo possa essere innescato anche nell'organismo umano. Questo spiega perché la dieta mediterranea sia così salutare nonostante il suo contenuto di grassi". I
l prossimo passo sarà replicare gli stessi esperimenti sugli uomini: "Quello che abbiamo individuato è unmeccanismo di protezione naturale - conclude Eaton -. Se potessimo attingervi, forse riusciremmo a mettere a punto nuovi farmaci per il trattamento dell'ipertensione e per prevenire le malattie cardiache" .
giovedì 19 giugno 2014
Tonno in scatola: le etichette diventano un po' piu' trasparenti. Le pagelle di Greenpeace
Tonno in scatola, le etichette sono sempre più trasparenti grazie alla maggiore attenzione dei consumatori, che spinge le aziende a rendere più chiare le informazioni relative ai propri prodotti.Greenpeace negli ultimi anni ha monitorato le etichette del tonno in scatola e ora svela i nomi delle aziende che hanno fatto i maggiori progressi.
Ai primi posti tra i migliori troviamo Calvo/Nostromo, Mareblu, Generale Conserve/As do Mar e Conad. Tra i marchipeggiori ecco Mare Aperto/STAR e Carrefour. E' rimasto invece invariato, ma comunque elevato, il livello di informazione per il tonno in scatola a marchio Coop e Esselunga.
I volontari di Greenpeace hanno esaminato 4095 confezioni di tonno in scatola provenienti da 14 aziende diverse, per un totale di 20 marchi presenti nei negozi di 21 città italiane. L'indagine ha valutato presenza o assenza delle informazioni necessarie ai consumatori per effettuare acquisti consapevoli. Non ha quindi valutati migliori troviamoCalvo/Nostromo, Mareblu, Generale Conserve/As do Mar e Conad. Tra i marchipeggiori ecco Mare Aperto/STAR e Carrefour. E' rimasto invece invariato, ma comunque elevato, il livello di informazione per il tonno in scatola a marchio Coop e Esselunga.
I volontari di Greenpeace hanno esaminato 4095 confezioni di tonno in scatola provenienti da 14 aziende diverse, per un totale di 20 marchi presenti nei negozi di 21 città italiane. L'indagine ha valutato presenza o assenza delle informazioni necessarie ai consumatori per effettuare acquisti consapevoli. Non ha quindi valutato eventuali informazioni poste all'interno della confezione e inaccessibili al momento dell'acquisto.
Le informazioni oggetto dell'indagine riguardavano: nome comune della specie di tonno, nome scientifico, area di pesca (oceano di origine e specifica area FAO), metodo di pesca. Sono state prese in considerazione varie tipologie di prodotti (come tonno all'olio d'oliva, tonno al naturale, etc.), sia in lattina che in vasetti di vetro, mentre non sono stati oggetto di monitoraggio i prodotti trasformati quali sughi pronti, insalate o prodotti in tubetto.
Nella metà dei prodotti monitorati nel 2011 non veniva specificata la specie di tonno e solo il 7% delle etichette indicava l'area di pesca, mentre appena il 3% riportava l'area di pesca coinvolta. Nell'ultima indagine di Greenpeace sono emersi dei miglioramenti. Il nome comune e il nome scientifico della specie sono sempre più presenti. 11 marchi hanno migliorato le informazioni sull'area di pesca.
Uno dei problemi maggiori riguarda le informazioni sui metodi di pesca, che però hanno avuto un miglioramento netto per Calvo/Nostromo, Mare Blu e Generale Conserve/As do Mar. Ci sono progressi in tal senso anche per Coop, Mazzola/Maruzzella e per il marchio Moro di Icat Food.
Greenpeace ricorda che il tonno è a rischio non soltanto per la pesca eccessiva e troppo spesso illegale, ma soprattutto per i metodi di pesca utilizzati, tanto che ben 5 delle 8 specie di tonno di interesse commerciale sono in pericolo, compre il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia.
Accade che spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti di circuizione con sistemi di aggregazione per pesci. Ogni anno, come ricorda Greenpeace,causano la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine.
Greenpeace chiede dunque al settore conserviero di non utilizzare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD. I risultati di questo monitoraggio, secondo Greenpeace, dimostrano che un cambiamento da parte delle aziende è possibile anche grazie alla crescente attenzione dei consumatori.
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